Tutte le volte che qualcuno parte all'attacco con un « avresti dovuto...» state in guardia.

L'« avresti dovuto» non cambierá d'una virgola quello che avete detto o quello che avete fatto, però potrà diventare un'arma puntata contro di voi per indurvi a riconoscere che avete avuto torto e impedirvi al tempo stesso di esaminare quello che potreste fare o dire ora. Fintanto che il potenziale manipolatore riesce a incentrare il discorso su un errore, vero o presunto, nel quale siete incorsi in passato, potrete star sicuri che non ce la farete a spostarlo sui vostri interessi o sui vostri scopi del momento.
V'illustrerò con un fatterello esemplare in quale modo subdolo opera il giochetto dell'« avresti dovuto... »:
Un tizio chiamiamolo Ezio traslocò nella nuova casa un sabato pomeriggio e telefonò all'azienda elettrica affinché provvedesse ad allacciare subito l'impianto alla rete d’alimentazione.
Ma dall'altra parte si sentì rispondere: « Avrebbe dovuto telefonarci al più tardi mercoledì. Fino alla prossima settimana niente da fare ».
Se Ezio avesse accettato il verdetto del tutto illogico, dato che lui non era tenuto a sapere che il « regolamento » della società esigeva dagli utenti un preavviso di due giorni, avrebbe meritato pienamente la « sconfitta senza l'onore delle armi » ch'è una prerogativa dei deboli.
Ma siccome sapeva che l'« avrebbe dovuto » e il «niente da fare » erano soltanto un tentativo di negargli un diritto, l'equivalente di uno «zitto e buono e non ci seccare», mentre avrebbero potuto procedere senz'altro all'allacciamento purché l'ordine fosse partito dalla persona giusta, non si lasciò intimidire dal telefonista e chiese di parlare con uno dei dirigenti. Ottenne la comunicazione,
spiegò come stavano le cose al responsabile del settore e la stessa sera il suo impianto elettrico era in funzione.
Il ritornello dell'« avresti dovuto» viene intonato praticamente ogni minuto d'ogni giorno, specie negli uffici di tutto mondo, da chi vorebbe fare i propri comodi invece di mettersi al servizio del pubblico.
Funziona perché la maggior parte delle « vittime » non s'accorge in tempo della trappola e ci casca dentro, convinta d'essere in torto. Molta, troppa gente tende a rivangare il proprio passato e, di conseguenza, é disposta a permettere a chiunque lo desideri di farla sentire in colpa con digressioni sul comportamento che non avrebbe mai dovuto tenere e che di solito mirano a metterla interiormente a disagio assai più che ad aiutarla a ricavare una lezione proficua dagli errori commessi, o ad aprirle gli occhi sulla sua sprovvedutezza.
Chi riuscirá a convincervi che vi siete mostrati dappoco nell'una o nell'altra circostanza, o a insinuarvi nell'animo dubbio di avere agito nel modo sbagliato, avrà facile gioco nel rifiutarsi di darvi una mano nella ricerca di un possibile rimedio, perche noterá la vostra debolezza e si accorgerá che siete giá rassegnati al suo immancabile « mi rincresce, ma adesso non vedo davvero cosa potrei fare per te. Avresti dovuto... ».
Se la bevete, è fatta: da buona e docile vittima v'infilate nella trappola. E cosi facile punire chi ammette tacitamente di meritare la punizione e l'« avresti dovuto» a la frase coniata apposta per spingerlo a recitare il mea culpa.
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